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A 80 anni dalla sua pubblicazione in inglese è stata finalmente terminata la traduzione in italiano del “Finnegans wake”, l’ultimo romanzo caleidoscopico di James Joyce.

Iniziata all’inizio degli anni ottanta per Mondadori, la traduzione di questo poema multilingue ha richiesto una mole di lavoro imponente ai vari traduttori, Luigi Schenoni, scomparso nel 2008, Enrico Terrinoni e Fabio Pedone. Questi ultimi hanno portato a termine l’impresa che sembrava impossibile: rendere al pubblico (entro il mese di maggio del 2019) un romanzo scritto in una lingua che è allo stesso tempo un mix di lingue e nessuna.

Secondo alcuni, in quest’opera sarebbero contabili fino a 47 lingue, altri ipotizzano, invece, che si tratti di una lingua inventata dallo stesso Joyce, “una lingua errante di un libro fatto tutto di errori, parole stravolte, lettere scambiate, inciampi”.

I problemi traduttivi, infatti, cominciano fin dal titolo: Finnegans wake.

Non è facile individuare se quella “s” finale sia un plurale o un genitivo sassone: stiamo parlando della veglia “di Finnegan” o “dei Finnegan”? Un’ambiguità certamente voluta dall’autore, ma che diventa di difficile resa in una lingua come l’italiano, in cui non basta una semplice “s” per marcare questa distinzione di significato. A complicare ulteriormente le cose, il termine “wake” può riferirsi sia al risveglio che a una veglia funebre, motivo per cui sono state proposte diverse traduzioni del titolo: La veglia per Finnegan, Il risveglio di Finnegan, La sveglia di Finnegan, La veglia dei Finnegan.

E’ inevitabile riflettere sul valore del lavoro di Schenoni, Terrinoni e Pedone (e con loro tutti i traduttori di tutti i testi, specialmente letterari): hanno raccolto un mondo che poteva esistere solo per una ristretta porzione di abitanti del pianeta (i lettori inglesi) e l’hanno ricreato per un’altra intera fetta di umanità (i lettori italiani).

Un’opera può esistere solo se viene letta, altrimenti è come se non fosse stata mai scritta – sosteneva Sartre nel saggio “Che cos’è la letteratura” – e tante più sono le lingue in cui questa opera è disponibile, tante più volte essa esisterà nella mente dei suoi lettori.

È così che il traduttore amplifica il potere creativo dell’autore.

È così che il traduttore abbatte i muri dell’incomprensione e dell’incomunicabilità.

Carolina Bonsignori

(Segui il blog dell’autrice: https://kikysweltanschauung.blogspot.com/ )

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